Fenomenologia dell’amore a scorrimento verticale

Nel contesto contemporaneo, l’espressione dell’affetto avviene sempre più frequentemente su piattaforme di esposizione visiva a scorrimento continuo, dove l’intimità è pubblica e la riservatezza è un’impostazione facoltativa.

Un tempo ci si dichiarava guardandosi negli occhi.
Oggi si misura la solidità di un legame attraverso parametri quantificabili: visualizzazioni, cuori, permanenza media sul contenuto.

Il sentimento, in questa nuova architettura relazionale, non viene più domandato.
Viene monitorato.

Esiste il “mi piace” intenzionale, quello strategico, quello tardivo per segnalare presenza vigile.
Esiste il “mi piace” fuggitivo, generato da uno scorrimento distratto del pollice, che produce effetti diplomatici imprevisti.
E soprattutto esiste il “mi piace” omesso, che non è mai neutro e raramente casuale.
Interi legami si incrinano per una notifica assente.
Altri sopravvivono grazie a un commento pubblico ben posizionato.

Parallelamente, si assiste a una proliferazione di dichiarazioni eterne pubblicate in forma quadrata e luminosa, mentre nelle comunicazioni private si sperimentano aperture alternative, ipotesi laterali, revisioni silenziose di contratto.
La promessa ufficiale e la conversazione informale convivono senza incontrarsi, come due universi che condividono la stessa password ma non lo stesso intento.

L’amore, in questo scenario, non è più soltanto sentimento.
È gestione della visibilità.

Si sta insieme anche per ciò che si mostra insieme.
Ci si lascia quando l’algoritmo smette di premiare la coppia.

All’Università Internazionale di Bellinzona osserviamo il fenomeno con interesse clinico.
Non demonizziamo la piattaforma di esposizione.
Rileviamo tuttavia che l’eccesso di rappresentazione produce un effetto collaterale prevedibile: si finisce per curare la narrazione più del legame.

E quando la narrazione è più stabile del rapporto, la crisi è già stata protocollata.

Chi desidera comprendere la differenza tra relazione e rappresentazione può candidarsi al MAD.
Il resto continuerà a essere quantificato.

Prof. Amedeo F. Manfrin
Cattedra di Metriche Affettive e Visibilità Relazionale
Università Internazionale di Bellinzona